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AAPP6.2. EDITORI E TIPOGRAFI

 

 

 

Questo capitolo è presente anche nel modulo degli autori e dei titoli uniformi al capitolo FE3.8.

 

Gli editori e tipografi sono autori di tipo E che si collegano con i titoli con codice di responsabilità 4.

 

Hanno questa codifica anche coloro che abbiano svolto occasionalmente attività editoriale e gli autori che abbiano avuto responsabilità nella produzione materiale dell'opera.

 

 

Il nome dell'azienda può essere costituito da:

 

1) Nome dell'unico intestatario (*Cognome, *Nome) in forma estesa e completa, con rinvio da eventuali forme varianti.

 

2) Nomi di due o più intestatari uniti ciascuno da &, che sostituisce qualunque forma di ‘e’ nelle varie lingue (*Cognome, *Nome & *Cognome, *Nome & Cognome, Nome) in forma estesa e completa, con il cognome ripetuto anche se della stessa famiglia, e con rinvio dalla inversione nell'ordine dei cognomi. La & precede anche le espressioni: *figli, *C. (da usare sempre al posto di Co., Comp., C.ie, Soci).

 

3) Denominazione dell'azienda (nella forma prevalentemente citata nei repertori e in man­canza prevalentemente usata nelle sottoscrizioni; comunque la forma più completa).

 

4) Insegna o l’indirizzo dell'azienda.

 

 

In ognuno di questi casi la forma deve essere completa anche se nel testo il riferimento è generico (solo il cognome della famiglia), quando esistono repertori che permettono di individuare la persona che ha operato in un determinato arco di anni, come nel caso, per fare un es. dell’espressione: “apud Iuntas”.

 

Quando è stato individuato con esattezza il membro della famiglia che si cela dietro l’espressione generica, si fa un solo legame con questo tipografo, scartando quello con la forma generica.

 

Si fa un doppio legame solo per casi particolari quando il nome dell’azienda differisce da quello dei responsabili succedutisi nel tempo alla sua guida. Anche qui per fare un esempio, quando si trova la formulazione “Officina plantiniana”.

 

Si aggiungono qualificazioni per distinguere gli omonimi, costituite da un numero arabo seguito da punto e racchiuso fra parentesi uncinate. Ad es. ‘il vecchio’, ‘il giovane’, si trasformano in <1.>, <2.>.

 

Comunque si possono trovare anche qualificazioni di luogo per omonimi che operano in località diverse.

Si inseriscono quattro asterischi davanti alle prime quattro parole significative, escluse le espressioni introduttive nelle aziende di tipo 4 (insegne etc.), ma la qualificazione fra uncinate interrompe la chiave e dopo non si mettono più asterischi.

 

Trattini che uniscono due parti di un cognome doppio o una parola composta si debbono scrivere senza spazi prima e dopo, e si inseriscono due asterischi, uno all’inizio e uno subito dopo il trattino.

 

Prefissi iniziali sono uniti al nome con un trattino sottostante e l’asterisco va solo davanti al prefisso. Prefissi non iniziali, non sono uniti con il trattino sottostante alla parola che segue ed entrambe hanno l’asterisco. Prefissi posposti non hanno asterisco.

 

Si omettono indicazioni quali: edizioni, editore, tipografo etc. unite a un cognome anche se lo precedono. Si usano unite a nomi di aziende del tipo 3.

 

Indicazioni come fratelli, figli, erede, vedova etc. si scrivono nella forma sciolta normalizzata, con l'iniziale minuscola, nella lingua originale e posposti al prenome (o in sua assenza al cognome).

 

Qualora i repertori utilizzino forme diverse, si preferisce la forma nella lingua del paese d’origine.

 

Si fanno rinvii da forme varianti, ma non dalle forme latine, a meno che non siano molto diverse dalla forma accettata.

 

Ogni notizia ente editore ha uno spazio note di commento nel quale si possono inserire facoltativamente informazioni sugli anni di attività o sui repertori consultati.

 

 

Per le modalità di inserimento dei dati nelle note, si può fare riferimento a quanto detto al par. AAPP6.1.

 

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