HomeMONOGRAFIEMD.DESCRIZIONEMD01. NORME GENERALIMD01.3. TRASCRIZIONE

MD01.3. TRASCRIZIONE

 

 

 

 

I singoli elementi sono normalmente trascritti come si presentano nella risorsa.

 

In particolare sono conservati come si trovano i segni matematici e gli altri simboli non alfabetici (il titolo con segni sviluppati, Natura D, è collegato con codice 8 al titolo dell’edizione), i simboli e le formule chimiche, i segni che sostituiscono le parole (trattini, puntini di sospensione etc).

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*Due + due non fa quattro … *Qualità = profitto    *H2O : una biografia dell’acqua

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Se non è possibile riportare segni e simboli così come si trovano, se ne riporta l’equivalente verbale racchiuso in parentesi quadre e si dà una breve spiegazione in nota.

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Le *gioie del [pi greco]    *Storia compatta dell’[infinito]    *[Abbasso] Sacchi W Sacchi

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Per quanto riguarda le abbreviazioni, v. qui sotto alla voce “Abbreviazioni”.

 

Le iniziali puntate si riportano senza spazi, indipendentemente da come si presentano sulla risorsa. Se prive di punto lo si aggiunge per chiarezza.

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L’*opera di C.A. Rossi

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di L.C. p.a.

(indicazione di responsabilità che corrisponde a Luigi Corvetto pastore arcade)

Lo spazio che si trova fra le coppie è perché si tratta di due elementi diversi: un nome puntato e una qualificazione

 

 

Inoltre se le iniziali sono all’inizio del titolo, dalla forma con le iniziali sciolte, Natura D, sarà effettuato un legame di codice 8 con il titolo dell’edizione.

 

Le parole si trascrivono nella forma ortografica in cui si presentano, anche se non più usata, MA le legature (o politipi, p.es. æ e œ per ae e oe) e le forme grafiche particolari di singole lettere (p.es. la  s lunga) si trascurano. Si riportano invece, se possibile, le lettere distinte in uso in lingue diverse dall’italiano (p.es. ç, ñ, ß, ø, l). Quando necessario, comunque, forme grafiche particolari possono essere semplificate.

 

Nelle risorse monografiche moderne la u per v, la v per u e vv per w si trascrivono secondo l’uso linguistico moderno es. Res Tudertinae (serie, che compare nella forma RES TVDERTINÆ) (ma per le risorse monografiche antiche vedi il relativo manuale).

 

Le forme di & e la nota tironiana (7) si trascrivono come &.

 

Non si riportano altre particolarità ad es. di colore o di parole con una lettera evidenziata, parole unite, capovolte etc.

 

Si scrivono in maniera ordinaria le lettere inserite in una parola con un segno o immagine chiaramente intuibile (es. una “o” sostituita da un cd-rom, o una “i” da una bottiglia).

 

Se invece il segno è riproducibile (es. una @), si usa, ma è opportuno prevedere la possibilità di ricerca secondo la grafia più semplice o più moderna (es. Itali@oggi.it,     Itali@oggi.it un periodico per il quale è bene aggiungere un accesso da Italiaoggi.it).

 

 

 

Per le Traslitterazioni  si rimanda all’Appendice F delle REICAT, pp. 571-579.

 

 

 

ABBREVIAZIONI: Le abbreviazioni presenti nell’originale si riportano così come si presentano, se non comportano particolarità grafiche.

 

Le abbreviazioni per troncamento, seguite dal punto, si riportano come si presentano, uniformando l’impiego di maiuscole o minuscole secondo l’uso della lingua. Quando l’uso ammette entrambe le forme si preferisce la minuscola.

 

Si mantengono inoltre le forme contratte, con o senza il punto, riportando sulla riga eventuali lettere che si presentano soprascritte. Per alcuni esempi:

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dott.,   dott.ssa,   Dr,   D.r,   sig.,   sig.ra,   Sr,   S.r,   Mr,   Mlle,   d. (per don,  etc.)    p. (per padre),   f.,   fr. (per  frate, frater, etc.),  Rep.,   mag.,   ven.,   ecc.mo,   ill.mo,   ser.ma,    etc

 

Altre espressioni abbreviate si riportano come si presentano, con o senza punti, ma senza spazi tra lettere o gruppi di lettere:

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S.A.R., I.C., Ph.D., etc

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A.L.A. glossary of library terms   
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Ce.Ri.Fo.P., Centro di ricerca per la formazione permanente

  -

Carlos del Saz-Orozco SJ
(indicazione di responsabilità, in cui la sigla dell’ordine compare senza punti né spazi).

 

MA: si separano con uno spazio abbreviazioni distinte, o di cui non sia noto o certo il significato.

 

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tradotta dall’idioma spagnuolo nell’italiano dal p. f. Pietro Francesco da Como

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Deiparae Virgini sapientiae matri Stephanus de Cruce venerandi Seminarii alumnus se, suasque philosophicas theses d. d. d.

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Giovanni di S. Sansone, O. Carm.

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del C. P. T. B.
(indicazione di responsabilità di cui non si conosce il significato)

 

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Abbreviazioni convenzionali comuni da racchiudere fra parentesi quadre sono: [et al.], [i.e.], [S.l.], [s.n.] come specificato nelle varie aree. Ricordare inoltre che cm che non è una abbreviazione si scrive senza puntino, se non è chiusura di area.

 

La tendenza comunque è a non abbreviare, e spesso abbreviazioni introdotte per un’area, non sono compatibili in altre aree. Così p. (per pagine), ill., color. e tav. si usano solo in area 5 (area della descrizione materiale), e nelle note se riferite a quell’area; ed. (edizione) in area 2 (area dell’edizione) e nelle note se riferite a quell’area, ma solo per le lingue che hanno la stessa abbreviazione della lingua italiana; vol. nelle aree 1 e 3 e nelle note se riferite a quelle aree.

 

Da notare per contro che non si abbreviano mai le parole carte, colonne, ritratto, e inoltre, per una esemplificazione delle parole che più comunemente si tenderebbe ad abbreviare: appendici, attribuito, Autore, collezione, editore, facsimili, frontespizio, litografia, nuova serie, parte, pubblicato, pubblicazione, riproduzione, ristampa, supplemento, titolo, traduzione.

 

Nel par. FC2.3. del modulo Definizioni, codici e forma dell’intestazione, uno specchietto che raggruppa tutta la casistica qui enunciata e altri casi riferiti ad altri tipi di risorse (es. periodici) o materiali non librari.

 

 

ACCENTI E SEGNI DIACRITICI: Accenti e segni diacritici che nell’originale per motivi grafici (p.es. per l’impiego di tutte maiuscole) non compaiono o si presentano in forma modificata (p.es. come apostrofi) si aggiungono, se possibile, secondo l’uso della risorsa stessa. Altrimenti, per le risorse monografiche moderne, si segue l’uso della lingua del testo.

 

 

L'APOSTROFO che in lingua inglese precede la s del genitivo sassone o indica la caduta di lettere si trascrive come tale:

 

*Gulliver's travels

 

*Don't make me think! : un approccio di buon senso all'usabilità web

 

*Who's who delle religioni

 

 

 

ERRORI: Parole che nella risorsa compaiono con errori nella grafia si riportano come si presentano, seguiti da un punto esclamativo racchiuso in parentesi quadre:

 

*Dante Alichieri [!]

 

The *world in anger [!]

 

N.B.: La formula [sic] non è più usata in SBN.

 

Non si interpolano lettere o cifre mancanti all'interno di una parola o di un numero, ma si ripete la parola per intero come correzione.

 

Risorse in più unità o parti: errori presenti nella prima parte (o in quella su cui si basa la descrizione) ma corretti in parti successive (o in punti diversi della stessa parte) non si riportano nella trascrizione ma si segnalano in nota.

 

Infine se è stata usata una espressione errata o falsa (ad es. un nome, un luogo o una data) si usa la forma errata seguita fra parentesi quadre da [i.e.] e da quella corretta:

 

*Corte costituzionale e diritti fondamentali / a cura di Lucia [i.e. Licia] Califano

 

Trevigi [i.e. Venezia]

XIV, 923 [i.e. 329] p.

1905 [i.e. 1950]

 

[i.e.] può essere usato anche per precisare l'identità di una persona:

1 / U. di S. [i.e. Umberto di Savoia]

 

 MA:

 
*Tra una film e l’altra : materiali sul cinema muto italiano, 1907-1920

 

 

INTEGRAZIONI: Sono date in lingua italiana nelle aree della descrizione materiale e delle note.

Nelle aree 1, 2, 4, eventuali interpolazioni (integrazioni, correzioni, etc.) si formulano fra parentesi quadre nella stessa lingua del contesto, se sono ricavate dalla risorsa; altrimenti si riportano in italiano.

 

 

LINGUE, ORDINE GENERALE DI PREFERENZA

Le norme prevedono in vari casi che tra informazioni equivalenti in lingue o scritture diverse si scelga secondo una preferenza linguistica (o di sistema di scrittura). In questi casi sono preferiti la lingua italiana e l’alfabeto latino.

 

In mancanza di una forma italiana (p.es. di un titolo italiano o di una denominazione in italiano, tra titoli o denominazioni in più lingue) si segue un ordine generale di preferenza tra le lingue:

 

1) latino; 2) inglese; 3) francese; 4) spagnolo; 5) tedesco; 6) altre lingue romanze (p.es. il portoghese o il romeno); 7) altre lingue in alfabeto latino (p.es. il danese o l’ungherese); 8) greco; 9) russo;

 

 

MAIUSCOLE: Indipendentemente dalle scelte grafiche del documento che si possono modificare, sono maiuscole: l’iniziale della prima parola di ogni area; l’iniziale della prima parola di un titolo in qualunque posizione si trovi, anche all’interno di un elemento – compresi i titoli di parti o sezioni, i titoli alternativi, i titoli paralleli (che si trascrivono in descrizione solo per le collezioni), etc. –; l’iniziale della prima parola dopo un punto che non sia usato come segno di abbreviazione; le iniziali dei nomi propri e l’iniziale della prima parola di un ente. Inoltre:

 

1) per l’italiano si scrivono con l’iniziale maiuscola, in particolare:

 

 

 

 

a) gli epiteti in un nome di persona

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Alessandro Magno, Federico il Grande, Luigi il Santo, Aldo il Vecchio

 

 

 

 

 

b) i titoli o qualifiche di persone solo quando ne sostituiscono il nome

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Prolusione del Rettore, Relazione del Ministro della pubblica istruzione, etc. (MA: Relazione del ministro della pubblica istruzione Luigi Rava

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o in formule come

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Sua Santità, Sua Altezza Reale

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c) la prima parola del nome di un ente (e di suoi organi, uffici, etc.), la parola successiva solo se è un sostantivo mentre la prima è un articolo, e di solito anche gli aggettivi derivati da nomi propri che identificano un’istituzione

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Biblioteca Malatestiana, Biblioteca Labronica, Biblioteca universitaria Alessandrina, Museo Bodoniano, Galleria Sabauda

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d) le parole “Stato” e “Chiesa” quando indicano le istituzioni civili e religiose

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e) i nomi dei popoli

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i Sumeri, i Franchi, i Tedeschi

 

 

 

 

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f) nei nomi geografici, di solito: 1) tutte le parole significative, 2) compresi gli aggettivi sostantivati che indicano un territorio

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1) Stati Uniti d’America, Unione Sovietica, Santa Margherita Ligure, Mar Tirreno, Isola d’Elba, Monte Bianco (MA: fiume Po),

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2) il Lombardo-Veneto, il Senese, il Napoletano

 

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g) i nomi degli 1) edifici o monumenti e delle vie, piazze, etc., 2) ma non il termine descrittivo iniziale 

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1) Battistero, Palazzo ducale, Torre pendente, Arco di Tito

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2) via del Corso, via delle Quattro Fontane, vico del Filo, piazza Navona, piazza Maggiore, piazza San Giovanni

 

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h) le 1) divinità, 2) comprese le espressioni che vi fanno riferimento, e le 3) personificazioni

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1) Giove, l’Altissimo, il Signore

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2) l’Agnello di Dio, lo Spirito Santo

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3) la Fama, la Morte

 

 

 

 

 

 

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i) i nomi dei 1) periodi e degli eventi storici, e i 2) numeri che indicano un periodo di tempo

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1) il Medioevo, l’Umanesimo, il Rinascimento, il Risorgimento, la Resistenza, la Rivoluzione francese, le Cinque Giornate di Milano, l’Unità (ma non: l’unità d’Italia)

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2) il Cinquecento, gli anni Trenta, il Sessantotto

 

 

 

 

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k) i nomi delle festività o ricorrenze.

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Capodanno, l’Ascensione, il Primo Maggio

 

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l) La parola “santo” (o “santa”, etc.), anche puntata, si scrive minuscola quando accompagna l’indicazione della persona, ma non nei nomi delle località, edifici, istituti, etc.

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Pieve Santo Stefano, Chiesa di San Francesco, Accademia nazionale di Santa Cecilia

 

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m) Si scrivono con la minuscola, di solito, i nomi delle 1) correnti politiche, letterarie, artistiche, filosofiche, etc., e dei 2) gruppi o movimenti che non costituiscano un’organizzazione identificata da un nome proprio

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1) socialismo, marxismo, romanticismo, verismo, positivismo, cubismo

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2) fascisti, anarchici, impressionisti

 

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2) per altre lingue, limitatamente alle più usuali:

 

 

 

 

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a) in latino gli aggettivi e gli avverbi derivati da nomi propri;

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b) in tedesco, le iniziali dei sostantivi, degli aggettivi derivati da nomi di persona e di quelli in -er derivati da nomi geografici;

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c) in inglese si usa la maiuscola 1) per tutte le parole significative (esclusi articoli, congiunzioni e preposizioni) nei nomi di enti e nelle denominazioni formali o convenzionali di documenti come le costituzioni o i trattati, 2) per i titoli che precedono un nome, 3) e quelli di nobiltà, 4) per gli aggettivi derivati da nomi propri, 5) per le espressioni “junior” e “senior” anche in forma abbreviata (p.es.: Jr.), 6) per i nomi dei giorni e dei mesi (ma non delle stagioni), per i nomi delle lingue.

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1) Declaration of Independence, Bill of Rights, Universal Copyright Convention

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2) Sir, Queen, President, Sister, Mr., Dr.

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3) Duke, Earl, Baron

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4) British, Italian, Roman, Hegelian

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Fanno eccezione casi particolari di grafia:

 

 

 

 

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a) nomi, sigle o espressioni composte che abbiano una o più lettere successive maiuscole

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iPod e iTunes
(il nome del lettore di musica è sempre scritto con l’iniziale minuscola)

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e-Italia  

 

 

 

 

 

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b) indirizzi Internet o loro parti, o espressioni che li imitino

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www.cambiamento.pa.
(titolo di una risorsa monografica a stampa che imita un indirizzo internet)

 

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Regole particolari riguardano il libro antico, v. il relativo manuale.

 

 

NUMERALI: Si impiegano di norma numeri arabi al posto di quelli romani, tranne nell’area della descrizione materiale quando le pagine sono espresse in numeri romani. Possono essere mantenuti i numeri romani nell’area della pubblicazione nel caso di date del calendario gregoriano che siano caratteristiche (perché scritte in forma anomala) di una data edizione, o nel caso di date che non appartengono al calendario gregoriano.

 

I numeri ordinali resi in cifre arabe sono seguiti da un punto nel titolo, nel complemento del titolo, nell’indicazione di edizione, ma non nell’indicazione del numero del volume nella catalogazione a più livelli e nelle date.

 

Naturalmente se il numero romano non corrisponde ad un ordinale, non è seguito dal punto

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Gli XI libri delle metamorfosi si rendono: Gli *11 libri delle metamorfosi

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Se necessario, nei titoli con numeri si crea un legame di codice 8 fra il titolo dell’edizione e quello con il numero sviluppato (nella lingua del frontespizio) (Natura D).

 

I numerali espressi in parola non si trasformano in numeri puntati (es. secondo, fourth, ma 4th = 4.).

 

Salvo quando indicato diversamente si usano i numeri arabi; si preferisce la forma in lettere, però, se 1) il numero è la prima parola di una nota, 2) e per piccoli numeri che non indichino unità del materiale

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1) Tre colonne per pagina o Undici numeri l’anno

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2) Frontespizio su due pagine o Per due soprani (ma Legato in 2 volumi).

 

Numerazioni inclusive si indicano senza omettere nessuna cifra (p.es., nel caso di date, nella forma “1968-1969”, con entrambi gli anni con 4 cifre, o per le pagine, “1002-1034 p.”), salvo quando si debbano riportare come si presentano nella fonte.

 

Asterischi o altri segni usati al posto di un numero ordinale, si sostituiscono con la cifra araba corrispondente, tra parentesi quadre.

 

 

OMISSIONI: Elementi eccessivamente lunghi possono essere abbreviati, sostituendo le parole omesse con tre puntini fra spazi.

 

Non possono essere abbreviate le prime quattro parole del titolo dopo l’asterisco, utilizzate per la chiave-titolo.

 

Non si debbono abbreviare neanche i primi 50 caratteri dopo l’asterisco necessari per l’ordinamento perché l’Indice centrale basa le sue ricerche su questa chiave (per la struttura delle chiavi v. par. MD01.4.).

 

Si omettono di regola senza puntini motti, dediche, titoli di cortesia o accademici (ma v.a. par. MD02.3.03.2., MD02.5.09.).

 

Si omettono indicazioni sulle illustrazioni delle quali si tiene conto nell’area della descrizione materiale (es. . - 197 p., 40 carte di tav. color : ill. ; 30 cm., sul frontespizio si trova: 40 tavole a colori fuori testo e 130 illustrazioni in bianco e nero nel testo).

 

Si omettono e vanno in nota indicazioni sulla commercializzazione dell’edizione (es. edizione di 1000 esemplari, edizione fuori commercio), v. par. MD04.4. “Non fanno parte dell’area dell’edizione”.

 

Ugualmente vanno in nota indicazioni sulla riproduzione facsimilare dell’edizione (par. MD11.3.) e sulla o sulle lingue del testo, a meno che non siano collegate grammaticalmente ad elementi che fanno parte di altre aree (v. par. MD04.5., “Fanno parte dell’area dell’edizione” per le riproduzioni).

 

 

PARENTESI QUADRE: La parentesi quadra aperta è preceduta da spazio, quella chiusa è seguita da spazio (salvo il caso che ci sia un punto e virgola non convenzionale o il punto di inizio dell'area successiva).

 

Le parentesi quadre si aprono e si chiudono all’interno di ciascuna area.

 

Più elementi consecutivi in 1) una stessa area si racchiudono preferibilmente in un’unica coppia di parentesi quadre. 2) In particolare nell’area della pubblicazione

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 [un racconto di Leonardo Sciascia ; con tre acqueforti di Bruno Caruso]

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Ma se più elementi adiacenti in una stessa area sono tratti da fonti diverse dalle fonti d’informazione prescritte, ciascuno va racchiuso entro proprie parentesi quadre.

 

1) [S.l.] : [s.n.], 1970.              

 

2) [S.l.] : [s.n.], [2008?].

 

Le parentesi quadre sono usate per indicare interpolazioni nella descrizione. In particolare per includere elementi tratti da fonti secondarie, per includere integrazioni, es. [a cura di],  ma forme ortografiche disusate, arcaiche o dialettali, si trascrivono senza aggiunte.

 

Inoltre si usano parentesi quadre nell’area della pubblicazione per correzioni di luoghi e date, es. Trevigi [i.e. Venezia], o per date incerte; nell’area della descrizione materiale per pagine non numerate o correzioni di pagine; etc.

 

Poiché le parentesi quadre hanno una precisa funzione convenzionale, se si trovano nel testo, vanno sostituite con parentesi tonde. Ma si omettono del tutto quando racchiudono interamente il titolo o più elementi.

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*Moretum / (P. Vergili Maronis)
(Sul frontespizio il nome dell’autore a cui l’opera è stata attribuita compare racchiuso tra parentesi quadre)

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*Trattati sul Vangelo di Matteo : (che rimangono)
(Sul frontespizio il complemento del titolo compare tra parentesi quadre)

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MA:

Il *valore del brand  
(Sul frontespizio il titolo compare interamente racchiuso fra parentesi quadre)

 

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PARENTESI TONDE nel testo: si mantengono, quando si trovano all’interno di un elemento e quando racchiudono un complemento del titolo o un’indicazione di responsabilità, mentre si omettono negli altri casi.

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*Almeno un libro : gli italiani che (non) leggono

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*Trattato di architettura militare / (Baldassarre Peruzzi)
(Sul frontespizio il nome del Peruzzi compare tra parentesi tonde per evidenziare che si tratta soltanto di un’attribuzione; il segno quindi va mantenuto)

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I *parroci di campagna tra ’700 e ’800 : (dai documenti dei Georgofili)
(Il complemento del titolo compare sul frontespizio tra parentesi tonde)

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MA:

*Officina romanica ; 19. Sezione di studi e testi antico-francesi ; 2
(Indicazione di collezione: nella fonte la numerazione all’interno della sezione compare tra parentesi tonde)

 

 

PUNTEGGIATURA dell’edizione: può essere modificata, omessa o integrata quando è necessario per la comprensione del testo (e v.a. par. MD01.5.).

 

Si possono comunque usare punti interrogativi o esclamativi anche seguiti da iniziale minuscola.

 

Quando nel testo si trovano puntini di sospensione, si trascrivono senza spazio rispetto alla parola che precede, e così i due punti (che non interferiscano con la punteggiatura convenzionale, altrimenti si omettono).

 

Trattini, lineette, barre o segni d’altro genere (p.es. asterischi o punti) si sostituiscono con virgole quando hanno solo la funzione di separare graficamente più informazioni, di solito dello stesso genere (p.es. i nomi di più autori, più titoli, nomi o argomenti in un elenco, etc.), mentre si mantengono quando la sostituzione altererebbe il significato.

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*Linguaggio, poesia, interpretazione
(Sul frontespizio le prime due parole sono separate da una lineetta, la terza segue sulla riga successiva)

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MA:

Legislazione sanitaria e socio-assistenziale

 

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Se per il sottotitolo nell’originale ci sono due punti o trattini o barre, sono sostituiti con il segno convenzionale dei due punti fra spazi. E così le barre davanti alla sezione di un ente, sostituite dal punto convenzionale.

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*Riforma universitaria e rivoluzione dei media : una sfida per le biblioteche universitarie
(Sul frontespizio titolo e sottotitolo sono separati da una lineetta, che si sostituisce con il segno di punteggiatura convenzionale)

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/ a cura dell’Istituto Gramsci, Sezione Toscana
 (Sul frontespizio il nome dell’ente e quello della sezione sono separati da una barra obliqua)

 

 

PUNTINI DI OMISSIONE, v. sopra alla voce OMISSIONI

 

 

SIGLE: Si scrivono senza interspazi ma con i punti nelle posizioni nelle quali si trovano sui documenti, se ci sono.

 

Si segue il documento anche per l’uso delle maiuscole per una o più lettere della sigla.

 

Normalmente nei titoli la forma sviluppata delle sigle è usata come complemento del titolo, eventualmente preceduta da asterisco per creare un accesso.

 

Altrimenti il titolo con la forma sviluppata della sigla (Natura D), viene collegato con codice 8 al titolo dell’edizione.

 

 

TRATTINO: viene omesso tra una parola e il suo prefisso nel titolo e nel complemento del titolo ritenuto significativo. La parola è trascritta come una sola, es. “The *antiStalin campaign” (non: anti-Stalin, perché ai fini dell’ordinamento il trattino equivale a spazio mentre dal punto di vista logico lo spazio non ci deve essere). Si mantiene fra due date (ma nella chiave estesa, v. par. MD01.4., viene considerata spazio).

 

 

VIRGOLETTE nel testo: si mantengono quando è necessario per la comprensione o per non distorcere il significato del titolo, altrimenti si omettono.

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*Postuma : il canto dell’odio e altri versi “proibiti”

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MA:

Una *questione di principio : la rivista Poesia nel 1920
(sul frontespizio “Poesia” compare fra virgolette)

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*Biblioteca dell’Archivum Romanicum
(Le parole Archivum Romanicum compaiono tra virgolette, che si possono omettere)

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*Minima
(Titolo di collana, che compare interamente racchiuso tra virgolette)
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